giovedì 14 febbraio 2013

- EPILOGO -

ECCOMI

SPERO VI PIACCIA COME HO REALIZZATO L' EPILOGO

BUONA LETTURA

VI RINGRAZIO AMPIAMENTE E COL CUORE PER AVERMI LETTO, SONO FELICE CHE SIA PIACIUTA, ANCHE PIU' DI QUANTO CREDESSI.

UN BACIO A TUTTE E SOPRATUTTO ALLA MIA MIKI <3

O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.


Sono passati 8 anni

E’ di nuovo Natale
L’albero è fatto, le luci appese, i regali sotto l’abete addobbato, la cioccolata calda nelle tazze.





Attendo che mia moglie rincasi con i bambini dalle ultime compere natalizie.

Nel frattempo mi siedo sul divano in salotto, chiudo gli occhi e ripenso a quel giorno …

 

.+.+.+.+.+.+.+.+.+.+.+.+.+.+.+.+.+.+.+.+.+.+.+.+.+.+.+.+.

 

Risalgo sull’auto scura.

Morto dentro.

Tutto.

Non sento più niente.

 

Dean riparte e io mi ritrovo seduto con quella scatola tra le mani.

Il cellulare continua a vibrare nella mia tasca ma non rispondo e non lo guardo.

 

Vado alla Holding e sono tutti li che mi aspettano per la riunione che io ho indetto per oggi che è Natale. Mi guardano strano, non sono in giacca e cravatta e sembro uscito da un rave-party.

Mi scuso con tutti, disdico la fusione, intorno a me un insieme di voci alterate e confuse.

Delego James, uno degli amministratori, di seguire le pratiche.

E me ne vado.

Non sarà quell’operazione mancata a rovinarmi la carriera.

Auguro a tutti un buon Natale, do disposizioni a Jessica di mettere a disposizione dei soci la casa ad Aspen, per chi voglia andare a passare le vacanze li, e torno in macchina.

 

Mi faccio portare a casa.

Mi sento male dentro, non potevo resistere un minuto in più in ufficio come in qualunque altro posto.

Quando sono in camera mia guardo le cose che mi ha restituito.

Un vecchio dopo barba…

delle medaglie sportive…

qualche libro…

… una maglietta. La stessa maglietta che Isabella usava per dormire a … scuoto la testa

 

<<era solo un sogno, un maledetto sogno!>>

 

Ma qualcosa dentro di me non vuole darsi pace. L’immagine di Isabella mi martella la mente.

 

Splendida, nel tailleur blu e i capelli lisci e scuri.

 

Splendida in tuta e converse consumate.

 

Splendida in pigiama e arruffata dalla notte.

 

Meravigliosa con i nostri figli in braccio.

 

Mi alzo, scendo di nuovo in auto. Dean è sempre più confuso per il mio comportamento. Gli dico di andare all’aeroporto.

 

Scendo quasi al volo, mi precipito alle partenze.

 

Ho lasciato il suo numero nello scatolone e non posso rintracciarla al cellulare.

Chiedo informazioni e alla fine riesco a scoprire il volo di Isabella ma devo acquistare un biglietto per passare e non ce ne sono disponibili.

La cerco …

 

La vedo, è ancora al check-in per fortuna.

La chiamo.

Non mi sente. C’è un sacco di gente in coda e il brusio è assordante.

 

- ISABELLA!!! ISABELLA!!!!

 

La vedo girarsi attorno, mi ha sentito.

Dopo poco incrocia il mio sguardo.

E’ imbarazzata e infastidita. Ma abbandona la fila e mi viene incontro…

 

-   Edward! Sei impazzito!? Che vuoi?

-   Te

-   COSA?!

-   VOGLIO TE! – e gridandolo le persone iniziano a girarsi verso di noi –

-   Smettila! Ci stanno guardando tutti… e poi che ci fai qui? Che succede, sono anni che non ti vedo, non ti sei più fatto vivo e ora…

-   Si, sono stato uno stronzo, non avrei mai dovuto partire quel giorno

-   Ma sei impazzito, che ti prende?

-   Ti prego, ti chiedo solo un caffè, parliamo

-   Parlare? Devo prendere un aereo Edward, lo capisci? Anzi dovresti saperlo, quell’anno ti ho supplicato di non andare a Londra ma non te ne è fregato niente

-   Ho sbagliato, non fare il mio stesso errore, sono io che ti supplico stavolta

-   Io non posso rinunciare, non ora, chi sei tu per farmi questo – nel frattempo si è involontariamente avvicinata … e molto –

-   Voglio rimediare – la guardo fissa negli occhi, sono sincero e la vedo vacillare per un attimo, abbassa lo sguardo –

-   Ma che dici? E’ troppo tardi. Non siamo più all’università, ora per favore lasciami in pace, vattene, ti prego – le lacrime le riempiono gli occhi – ti prego Edward, è troppo tardi

- No Bella, guardami

- NO! Mi hai spezzato il cuore Edward, va via, ho la mia vita ora … vattene

 

Si volta e riprende la fila.

Non si volta più.

Non mi vuole … imbocca il tunnel per l’imbarco.

Ma in quell’attimo si gira e io sono lì che la guardo ancora.

Sta piangendo…

… io sto piangendo.

 

<< La sto facendo soffrire ancora. >>


Dalle sue labbra vedo solo un debole “Addio Edward” e sparisce dalla mia vista.

 

Risalgo in auto e decido di fare una pazzia.

Pendo il telefono e chiamo Sam.

 

-   Pronto Sam, sono Cullen!

-   Mi dica Signor Cullen

-   Prepara il jet della società

-   Per quando?

-   ORA!

-   Ma Signore …

-   Prepara il jet … devo raggiungere Parigi il prima possibile

-   Va bene Signor Cullen, provvedo subito per il piano di volo e la richiamo appena siamo pronti a partire.

 

Vado al mio appartamento, metto il valigia quello che trovo alla mano, recupero il cellulare di Bella e il mattino presto mi dirigo alla pista di decollo privata dove c’è Sam ad aspettarmi. E’ stato velocissimo e fortuna ha voluto ad avere il via libera senza troppe difficoltà.

 

Mentre sono in volo mi informo, con un po’ di telefonate, dove si trovi l’ufficio associato dove Isabella lavorerà. Ho delle conoscenze a Parigi e in poche mosse ho tutte le informazioni di cui ho bisogno.

 

Atterriamo e raggiungo l’Hotel.

La mattina seguente vado all’ufficio legale.

Mi presento alla reception e mi dicono che la Sig.ra Swan è in riunione.

Attendo anche se mi dicono che dovrò aspettare molto. Non possono avvertirla della mia presenza. Forse nemmeno ci crederebbe.

 

Finita la riunione, dopo ore, Isabella esce dalla sala conferenze e si blocca talmente di colpo a vedermi che credo stia per cadere dai tacchi altissimi.

 

La guardo intensamente senza mollare i suoi occhi e mi avvicino lentamente. Lei non dice nulla … ma scappa via.

La seguo ed usciamo dall’edificio.

Piove … e dopo poco siamo bagnati fradici.

La fermo dal polso… si gira lentamente …

 

-  Edward …

- Ho visto come sarebbe stata la nostra vita insieme, e credimi è bellissima

-   Che stai farneticando?? Cosa ci fai qui, come hai fatto?

-   Ho visto me e te, in una casetta di periferia, nel New Jersey, calda ed accogliente, ho visto i nostri figli, Lizzy di 7 anni e credimi sarà un fenomeno col pianoforte e Tyler di 2, dolce e tranquillo … ho visto la nostra felicità

-   Edward … ma cosa? Ti senti bene? Io non capisco

-   Ti supplico Isabella, bevi un caffè con me.

-   Edward è impossibile, ormai non siamo più …

-   Si che lo siamo. Lo siamo eccome. Lo siamo sempre stati fin dal primo giorno che ci siamo incontrati e che siamo stati lontani. Quando tu vai a letto la sera non senti che ti manca in fondo qualcosa dentro di te? Per me è così da anni e l’ho capito finalmente, mi manchi tu, sei tu l’altra metà che mi rende completo. Sei tu la mia vita Isabella Swan, io ti amo

-   … … …  -  i suoi occhi si riempiono di lacrime e scendono sulle sue guance rosa dall’imbarazzo e si confondono con le gocce di pioggia che cadono copiose su di noi –
-   Ti amo Bella, prendi un caffè e parliamo

-   Sei venuto fino a Parigi per bere un caffè con me? – la sua voce debole, incredula e trema tutta, dall’ emozione, dal freddo, da tutto -

-   Sono qui perché ti amo… non ho mai smesso di amarti, mai!!

-   Veramente?

-   Si

-   oh Edward … non ti ho mai dimenticato … mai!



Mi sembra impossibile ma finalmente è a pochi centimetri da me. L’abbraccio, la alzo da terra e la stringo. Le scappa un urlo dalla sorpresa e sorride, mi prende la testa tra le mani e  mi accarezza i capelli …


<<il suo tocco, cazzo come mi è mancato, è lei, le sue piccole, dolci dita>>

 

Mi guarda a pochi centimetri dal viso.

 

-   Tu sei tutto matto

-   Si, sono pazzo di te, voglio te, solo te

-   Non scherzare con me, mi hai spezzato il cuore Cullen e non si è più aggiustato

-   Non sono mai stato più serio in vita mia

 

Le do un bacio casto sulle labbra appoggiandomi piano ma non mi respinge, sentiamo entrambi la scossa elettrica che ci percorre, come un tempo, come la prima volta. Intorno a noi scatta un applauso e quando ci guardiamo attorno abbiamo un notevole pubblico.

 

Da quel giorno non ci siamo più lasciati.

Ha lavorato a Parigi per 6 mesi poi è tornata a New York. Ci sentivamo via skype e telefono ogni giorno, per ore. Quando è tornata, le ho chiesto di sposarmi al ristorante francese dove abbiamo cenato quella sera e questa volta la bottiglia da 800,00 dollari l’ho presa e vaffanculo!
Ci siamo sposati alla vigilia di Natale


Il destino ha voluto, o lo ha sempre saputo, che nascesse una bambina per prima, la nostra Elisabeth. E due anni fa è nato il maschietto Tyler.

 

Io dirigo sempre la mia società ma lavoro anche da casa. Ho assoldato degli ottimi assistenti che mi danno una mano. Isabella ha un suo studio legale. Da assistenza gratuita ma è diventata anche uno dei maggiori difensori di New York. Ha chi lavora per lei e così può dedicare tempo alla famiglia ed al volontariato.

 

Tutto ha trovato il suo posto nel nostro mondo.

 

Siamo Edward e Bella e questa è la nostra vita.

 

O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O

 

Una carezza sulla guancia mi sveglia … nell’ attesa e nel ricordo mi ero appisolato al calore del camino acceso.

 

-   ciao papà

-   ciao principessa

-   stavi sognando?

-   si piccola

-   cosa?

-   noi

-   tutti noi?

-   si … tutta la nostra famiglia

-   foooorte… suoniamo per mamma? Ti va?

-   Certo

   

Mentre mi rialzo dal divano, due labbra morbide mi baciano e mi svegliano del tutto.

 

-   Buon Natale Edward

-   Buon Natale Bella

 

 

Fine.


domenica 3 febbraio 2013

- CAPITOLO 8 -

ECCOCI QUI.
CI SIAMO.
QUESTO E' L' ULTIMO CAPITOLO, MA NON DIPERATE E NON TIRATE CONCLUSIONI AFFRETTTE ALLA FINE ... MANCA ANCORA L' EPILOGO.
BACIONI E GRAZIE ANCORA.

O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O


Ceniamo in tranquillità.

I bambini giocano sereni.

Non sono mai stato meglio.

 

Vedo Bella per quello che è.

Lei è casa.

Lei è la famiglia.

L’amore e il rispetto.

Lei è mia e credo di aver trovato la verità.

E’ questo ciò che mi mancava, quello che ogni giorno cercavo ma non capivo.

 

Quel vuoto che dentro di me allargava il suo spazio.

Quel vuoto che sentivo ogni volta che andavo dalla mia famiglia e che mi faceva scappare via da tutti.

 

Io ero solo e la mia metà l’avevo abbandonata e mai più ritrovata.

 

Ora è qui, davanti a me.

Guardo la mia vita e non potrei desiderare di meglio.

Trovo una nostra foto dell’università che sporge da un libro sullo scaffale. La guardo e me la infilo nei pantaloni, la voglio tenere con me, voglio avere la possibilità di vedere sempre la fortuna che ho accanto.

Siedo al pianoforte con Lizzy e suoniamo un pezzo classico per Isabella. Lizzy è un genio coi tasti, è stupefacente, mi sta dietro senza difficoltà, è dotata come me, ce l’ha nel sangue la musica, diventerà un’artista.


Bella si commuove e abbraccia Alice, sono come due sorelle.

Sono bellissime.

 

 

Mentre Bella ed Alice sistemano la cucina e Jasper gioca con Tyler (è straordinario come con suo zio il piccolo stia calmo, sembra abbia poteri particolari che non comprendo ma è grandioso), io esco in giardino con Lizzy e giochiamo con le palle di neve! Ci rincorriamo, scherziamo. Inciampo e cado e lei mi si butta sopra e ride a crepapelle e mi dice la cosa più bella che potessi sentirmi dire

 

-   bentornato papà… ti voglio un mondo di bene!

-   Anch’io amore mio… anch’io

 

L’abbraccio fortissimo e piango senza farmi vedere dando poi la colpa al ridere e al freddo.

 

<< cazzo! La dovrei anche finire di commuovermi di oggi, non è normale … o sì … ma chi se ne frega!>>
 
Mando dentro Lizzy e io vado al garage per mettere dell’ altro sale nel vialetto.
Il sale è finito e allora mi dirigo al negozietto del paese per comprarne un sacchetto.
Arrivo alla cassa e chi mi ritrovo? Il tizio che mi ha stravolto l’ esistenza e che non ho ancora capito chi sia e come faccia ad apparire sempre nei momenti più inaspettati.
 
-   Bene bene bene! guarda un po’ chi si rivede
-   Cos’è ? fai lo spiritoso? Sei tu che mi appari a tradimento, che cosa vuoi ancora da me? Mi vuoi dire chi sei una buona volta?
-   Lascia stare chi sono io, non è importante. E’ più importante chi sei tu? Hai scoperto qualcosa?
-   Ma tu sai fare solo domande? Perché non mi dai mai qualche risposta
-   Le risposte, la verità è dentro di te Edward!
-   Io non ti devo nessuna risposta
-   Dai, puoi fare di meglio
 
<< faccio un respiro profondo e provo a trovare qualche risposta, anche perché mi riappare proprio ora che avevo ritrovato un po’ di equilibrio con tutto questo >>
 
-   Non sono stato molto sincero con me stesso in tutti questi anni
-   Interessante …
-   E forse avrei dovuto essere meno egoista… Cos’è? Mi stai confessando?
-   Lo sto facendo per te stesso Edward, rilassati, ora ci sei quasi – qualcuno entra nel negozio e fa suonare il campanello
 
<< cazzo no, il campanello no >>
 
-   Hai finito? Ho una famiglia da cui tornare ora. Contento? Sono in pace con me stesso, perché mi vuoi rovinare di nuovo. Lasciami perdere ora. E’ questa la mia vita!!
Pago  e me ne vado senza voltarmi.
 
Mentre rientro con l’ auto, un’ angoscia mi pervade. La paura di perdere tutto.
 
Il suono… quel suono che mi ha condotto in questa realtà. Ora ho il terrore che mi porti via tutto. Non so cosa credere.
 
“solo una sbirciatina”
 
Rientro a casa.
I bambini sono crollati dal sonno, erano esausti.
Non voglio pensare a quello che ho appena vissuto in quel negozio e alla brutta sensazione che mi ha lasciato.
 
<< Ora sto bene. Perché dovrei preoccuparmene. >>
 
Raggiungo Isabella in camera da letto.
Mi sta aspettando, bella, nuda , solo per me.
 
Amo mia moglie in tranquillità, a lungo, nel nostro letto, nella nostra casa, alla periferia di NY.
 
Ma …
 
Cerco di non addormentarmi.
 
Non voglio addormentarmi.
 
Ho paura del vuoto, della solitudine, di ritrovarmi domani mattina nel mio attico.
 
Solo.
 
Lo sento dentro, sta succedendo, non posso negarlo.
 
Alla fine, involontariamente, crollo, seduto sulla poltrona guardando Isabella dormire felice nel nostro letto.
O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O.O
 
DRIIIIIIIIIIIIIIN! DRIIIIIIIIIIIIIIN!
 
DRIIIIIIIIIIIIIIN! DRIIIIIIIIIIIIIIN!
 
CENTRO DI NEW YORK
25 DICEMBRE
 
Apro gli occhi.
Sono a letto.
Il telefono squilla ma non guardo nemmeno chi è.
Allungo una mano e il letto è vuoto.
Mi volto e non c’è nessuno, non ci ha dormito nessuno, e le lenzuola sono nere e fredde, non a righine azzurre.
 
Mi guardo in giro e sono di nuovo nell’attico in città. Il mio appartamento.  
Il silenzio assoluto mi fa salire un conato di vomito che mi costringe a correre in bagno.
Vuoto anch’esso.
Mi guardo allo specchio.
Sono io ma ora non mi riconosco più in questo di mondo.
 
<< Sto impazzendo? E’ solo tutto un sogno complicato e del mio subconscio? >>
 
Ma ora ho capito.
Volevo rimanere immerso nel mio successo personale e basta credendo di non aver bisogno d’ altro ma come mi sbagliavo.
Ho perso di vista tutto quello che era veramente importante.
La vita vera!!
 
Come ho fatto ad essere così cieco. Tutto questo mi ha reso freddo e cinico, il cuore spento in stand by e solo per volontà mia.
Avevo perso l’ occasione della mia vita quel giorno in cui ho messo piede su quell’ aereo e non ho mai voluto ammetterlo a me stesso.
Non volevo affetti e legami perché alla fine della fiera quello che volevo lo avevo perso per sempre.
Il mio stupido orgoglio non voleva farmi ammettere che qual giorno avevo sbagliato ad andarmene … l’ errore più grande della mia stessa vita.
Ho avuto molto, ho realizzato il mio sogno lavorativo e professionale, ho soldi e carriera ma … sono fottutamente solo.
 
<< Isabella! Cazzo devo trovare Isabella, ora >>
 
Mi vesto sportivo. Jeans, felpa e infilo il giubbotto e il cappello di lana. Le prime e uniche cose sportive che trovo in fondo all’armadio.
Scendo con l’ascensore.
Il portiere nell’atrio mi saluta e mi chiama l’auto.
Salgo, saluto Dean, l’autista, che si dirige come ogni mattino alla Cullen Industry.
 
E’ Natale.
Prendo il cellulare, ignoro le chiamate perse, sarà l’ ufficio, e chiamo il centralino. Chiedo di trovarmi il numero di “Isabella Swan”.
Ma dopo un po’ di attesa mi viene riferito che non corrisponde nessun utente a quel nome.
 
Strofino il mio viso, mi sento la barba, non mi sono rasato e non me ne frega un cazzo. Infilo le mani in tasca e … tiro fuori una foto, la nostra foto, quella dell’università. La stessa che avevo messo in tasca ieri sera a casa … Guardo i pantaloni e sembrano quelli che indossavo ieri sera a cena …
 
<< no no aspetta è impossibile! >>
 
Sono jeans che non mettevo da una vita, dal tempo degli studi.
 
<< Cazzo, com’è possibile, comincio a spaventarmi. >>
 
La foto sarà rimasta lì non lo so.
La volto e vedo un numero di telefono.
 
Lo compongo.
Squilla per un po’ e una voce femminile mi risponde
 
-   pronto? – esito un attimo, è lei? –
-   pronto
-   si, chi parla?
-   Cercavo Isabella Swan
-   Chi è?
-   Sono un amico, è lì?
-   No mi spiace. Bella non abita più qui da un po’. Io sono Angela, la sua coinquilina
-   Angela?
-   Si, ci conosciamo per caso?
-   Aaaahmm no… Sai dove posso trovarla? Ho cercato col suo nome ma non mi ha dato risultato
-   Prova con “Newton”
-   NEWTON?!?! Cosa …
-   Si, Newton, è il marito
-   MARITO?
-   Si, si è sposata l’anno scorso, ora ti devo salutare, scusami sai è Natale, i bambini, il pranzo
-   Si, certo, scusami. Buon Natale
-   Di niente. Buon Natale anche a te. Ah! Aspetta!
-   Si?
-   Isabella abita ancora a NY credo
-   Ti ringrazio molto
-   Ciao
-   Ciao
 
Sposata?
 
Merda!
 
CAZZO!
 
Provo con Isabella Newton e infatti mi danno numero e un indirizzo.
Dico a Dean di indirizzarsi li. Mi guarda storto ma non ammetto repliche. L’ ufficio attenderà.
 
Dopo aver attraversato mezza città arriviamo ad un edificio ristrutturato.
 
Il portiere mi indica l’appartamento.
Salgo e trovo la porta semi aperta.
Entro ed è tutto inscatolato, uomini in tuta che armeggiano con i mobili, non capisco.
 
Una ragazza mi si para davanti
 
-   sei l’addetto ai quadri?
-   Cosa?
-   Sei qui per i quadri?
-   Aaahmm… no, in verità cercavo Isabella
-   ISA!!!! C’è un tizio carino qui che ti cerca
-   chi?
-   James Dean qui! Ti vuole!
-   Lauren!! che cosa stai borbottando … chi è? Oh cazzo!
 
Appena mi vede si blocca, non capisco se respiri ancora, sembra sorpresa e … ha appena detto ‘ ho cazzo!?’
 
-   Edward? Edward Cullen? Ma cosa …?
-   Ciao Isabella, come stai? – credo di avere una faccia ridicola e stanca ma non importa -
-   Bene! E tu? Senti mi devi scusare ma sono nel pieno di un trasloco come vedi e non ho molto tempo, che ci fai qui?
-   Hai tempo per un caffè?
-   Eeehhh nooo… scusa sono di fretta e in ritardo per l’aereo
-   L’aereo?
-   Si, parto per Parigi oggi pomeriggio
-   Con tuo marito? – a dire quella parola mi viene da vomitare ma solo perché dovrei esserlo io –
-   Marito? Che ne sai … aaaaa certo. Sull’elenco sono ancora Isabella Newton. Non ho cambiato ancora il cognome visto che tanto me ne vado da qui. E no, non sono più sposata, ho divorziato da Mike da qualche mese ormai. Un errore di percorso. Ma dimmi! Come mai mi hai cercato?
-   Niente… ho trovato una nostra vecchia foto dell’università e così … ho pensato di venirti a fare un saluto, ecco.
-   Sei gentile, ma come vedi … non posso trattenermi, scusami, sono maleducata ma devo proprio andare. Ah! A proposito, Lauren!!!!
-   Si Isa?
-   Vedi se trovi quella scatola con su scritto Edward per favore
-   Va bene … - sparisce in una stanza e torna con un contenitore in mano – ecco qui
-   Tieni Edward, mettendo via le mie cose ho ritrovato questi oggetti, appartengono a te, mi erano rimasti nelle scatole del College, te le avrei spedite e invece, eccoti qui, tieni.
 
Prendo la scatola, mi sento un automa, non riesco a parlare, sono sopraffatto da un’Isabella diversa, fredda e … dannazione! Sempre bellissima! Capelli lisci e scuri, truccata e in giacca e pantaloni blu da … avvocato!
Anche il suo modo di porsi nei miei confronti, mi guardava ma non con quell’ intensità che avrei sperato, mi odia ancora come quel giorno. Non le interessa che sia qui, non mi vuole tra i piedi.
<< Che cazzo pretendo, che mi salti al collo? Lei è Bella, intelligente, sensibile, passionale. Mi merito tutta questa merda! >>
 
-   allora ciao
-   ciao Edward, piacere averti rivisto
-   come mai Parigi? Se posso?
-   Il mio studio legale, dove lavoro, ha una sede europea lì, mi hanno promosso. Sono entusiasta, non vedo l’ora. Ho sempre sognato l’Europa… potrò viaggiare, vedere Londra, Roma, Berlino. Tu?
-   Io… io ho una mia società di investimenti
-   Bene! Ciò che hai sempre desiderato no?! complimenti, ora scusami ma devo proprio andare, buon Natale!
-   Buon Natale
-   Ecco, prendi, questo è il mio telefono, chiamami tra qualche giorno, così se vuoi facciamo due parole ma devo andare … scusa!scusa!
 
Così dicendo mi accompagna alla porta, spingendomi pure un po’, e con un sorriso che non capisco bene cosa voglia dire…
<< ti prego Bella guardami negli occhi e trova ciò che sto provando a dirti >>
… mi dice addio
 
-   addio Edward
-   addio Isabella
 
e chiude la porta. E mi ritrovo ad ammirare il legno bianco e liscio dell’ infisso. Non ho il coraggio di muovermi e vengo letteralmente spintonato dagli operai che invece devono andare avanti e indietro.
E’ finita.